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ETS2 E TRANSIZIONE GREEN, CONFAPI LOMBARDIA CHIEDE ALL’EUROPA UNA SVOLTA PRAGMATICA A TUTELA DI IMPRESE E FAMIGLIE

Immagine del redattore: Confapi Lombardia
Confapi Lombardia
15 ott
Tempo di lettura: 2 min

Il presidente Cordua: «Decarbonizzazione e crescita devono convergere per evitare la desertificazione produttiva»

 

Milano, 16 ottobre 2026 - Confapi Lombardia recepisce con interesse la decisione del Consiglio Europeo di incaricare la Commissione Europea di verificare l’impatto del sistema ETS2 in vista dell’entrata in vigore prevista per il 2028. L’Associazione regionale si augura altresì che possa essere un punto di partenza per una sostanziale revisione, in senso realista, delle politiche comunitarie in materia di transizione green, regolamentazione delle emissioni e industria. L’Italia affronta una forte pressione dei costi energetici, con ripercussioni dirette sia sulla competitività industriale sia sul potere di acquisto delle famiglie. In un contesto internazionale sempre più instabile, Confapi Lombardia chiede quindi che le politiche europee vengano adeguate a queste criticità strutturali secondo criteri di reale pragmatismo.I fondamentali obiettivi climatici e di decarbonizzazione, ai quali peraltro l’industria manifatturiera europea sta adattandosi con straordinario impegno e con elevatissimi livelli di innovazione tecnologica, devono essere perseguiti in sinergia e non in contraddizione con la competitività di un tessuto produttivo sfidato a livello globale da diverse pressioni. L’aumento delle barriere tariffarie e la crescente pressione cinese, ben evidente dall’aumento del surplus commerciale di Pechino rispetto all’Unione Europea recentemente certificato dai dati ufficiali del Paese asiatico, ne sono due esempi significativi. «Riteniamo che una revisione sostanziale del sistema ETS e ETS2 e l’abbattimento degli oneri per imprese, lavoratori e settori produttivi siano oggigiorno fondamentali - commenta Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Lombardia -. La normativa europea deve partire da una valutazione realista di un quadro globale drammaticamente mutato nell’ultimo anno, che rischia di presentare alle imprese tutte le premesse per una tempesta perfetta». Per Cordua «il sistema manifatturiero rischia di pagare maggiormente la spesa in energia per la generazione elettrica incorporante i costi del mercato dei permessi d’inquinamento, per le pressioni inflattive che erodono i margini, per l’effetto a cascata del caro-carburanti e del nuovo ETS2 sull’intera filiera, compresi gli impatti su logistica e trasporti che rischiano di trascinarsi su produttori e consumatori». Si rischia, nota Cordua, un effetto domino che «può aprire la strada alla desertificazione di interi comparti e intere filiere, rischiando così di far male sia alla produttività che all’ambizione della decarbonizzazione». Obiettivi che, secondo il presidente, andrebbero perseguiti «con strumenti adattabili, convergenti e capaci di garantire flessibilità ora che l’emergenza è diventata la nuova normalità». Tutto questo tenendo conto del fatto che «la crisi energetica tocca anche i redditi delle persone comuni, ne erode le disponibilità economiche, i margini di spesa, la domanda aggregata delle imprese, i consumi e, quindi, il Pil». «Ci aspettiamo - conclude Cordua - che la valutazione d’impatto della Commissione apra alla prospettiva di un sistema più adatto alla crescita e alla tutela delle imprese, motori dello sviluppo europeo. Ciò eviterebbe che la perdita di competitività innescasse minore capacità produttiva, sviluppo, occupazione e, dunque, più incertezza economica e sociale. Un rischio serissimo in un’Europa già in ebollizione in diversi contesti e, tutto ciò, senza alcun beneficio concreto per l’ambiente». «Abbiamo più di un anno a disposizione per rimediare al rischio di un errore strategico: rimettere la competitività al centro della discussione può servire a promuovere politiche all’altezza delle sfide che ci aspettano», conclude il presidente.

  

 


 


 


 

 

 

 
 
 

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