ARTIGIANATO: BENE IL RIORDINO REGIONALE Presidente Cordua: «ORA SERVONO CHIAREZZA APPLICATIVA E TUTELA DEI PERIMETRI TRA IMPRESA ARTIGIANA E PMI»
- Confapi Lombardia

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Milano, 16 marzo 2026 - Confapi Lombardia valuta positivamente il riordino della normativa regionale sull’artigianato approvato da Regione Lombardia, considerandolo un intervento utile per aggiornare un quadro che necessitava di essere riallineato all’evoluzione del sistema produttivo. L’intervento regionale va nella direzione corretta perché rafforza strumenti importanti per il comparto, dalla qualità alla digitalizzazione, dall’accesso al credito al ricambio generazionale, e riconosce il ruolo che l’artigianato svolge all’interno delle filiere lombarde, nella manifattura di qualità e nella specializzazione produttiva dei territori.
«Valorizzare l’artigianato è una scelta giusta - dichiara Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Lombardia - In Lombardia parliamo di una componente essenziale del tessuto economico e industriale. Proprio per questo, però, serve massima chiarezza sui perimetri. Artigianato e PMI si intersecano, ma non coincidono. La valorizzazione di una specificità non deve tradursi in una sovrapposizione tra ambiti diversi».
Confapi Lombardia sottolinea che, allo stato, il provvedimento regionale non interviene sulla qualifica di impresa artigiana né sui limiti dimensionali, che restano gli elementi centrali per la definizione dei perimetri. Per questa ragione non è corretto attribuire oggi alla riforma lombarda effetti diretti sul piano delle relazioni sindacali e industriali.
Il punto da presidiare è piuttosto la fase attuativa, affinché non si determinino slittamenti interpretativi o normativi capaci di produrre, anche indirettamente, una sostanziale assimilazione tra impresa artigiana e piccola impresa.
Il tema non è formale, è sostanziale. Le osservazioni di Confapi nazionale mettono in evidenza che un eventuale adeguamento dei limiti dimensionali dell’impresa artigiana fino a sovrapporla alla piccola impresa produrrebbe effetti concreti su concorrenza, costo del lavoro e finanza pubblica. In particolare, una simile estensione creerebbe una sovrapposizione con la categoria europea delle piccole imprese, cioè quelle fino a 49 dipendenti, pur mantenendo in capo all’artigianato regimi di sostegno e agevolazioni dedicate che gli altri sistemi produttivi non hanno. Questo determinerebbe una distorsione competitiva evidente. Il dossier Confapi richiama poi un secondo profilo, ancora più delicato, che riguarda il differenziale di costo tra il sistema PMI industriale e quello artigiano. Secondo Confapi Lombardia, il rischio è che imprese sostanzialmente comparabili sul piano dimensionale e organizzativo finiscano per operare con strutture di costo, regimi contributivi e strumenti di sostegno diversi. Questo altererebbe il confronto competitivo e incentiverebbe la ricerca dell’inquadramento più conveniente invece degli investimenti su crescita, organizzazione, innovazione e qualità.
C’è poi un impatto di sistema. Il dossier evidenzia che, nell’ipotesi di estensione dei limiti dimensionali e di applicazione del contratto dell’artigianato alle nuove assunzioni, si determinerebbero una riduzione media delle retribuzioni dei nuovi assunti, minori versamenti all’INPS e una riduzione del gettito IRPEF, per un impatto complessivo che potrebbe toccare gli 1,4 miliardi di euro.
«Il nodo vero non è mettere in discussione il sostegno all’artigianato, che condividiamo - prosegue Cordua – bensì, evitare che la legittima valorizzazione del comparto si trasformi in concorrenza asimmetrica, dumping contrattuale indiretto o minore gettito per il sistema pubblico. Se si sfumano i confini tra artigianato e PMI, si apre uno spazio improprio che può alterare il mercato invece di rafforzarlo».
Confapi Lombardia evidenzia quindi la necessità di distinguere con nettezza tra gli strumenti finalizzati a riconoscere e sostenere la specificità dell’artigianato e quelli rivolti alla competitività dell’insieme delle PMI. Un’impostazione diversa rischierebbe di generare opacità nei criteri di accesso alle misure, sovrapposizioni nei benefici e un quadro meno leggibile per imprese, istituzioni e parti sociali. Lo stesso dossier richiama inoltre che un allargamento del perimetro artigiano fino a 49 dipendenti finirebbe per ostacolare la crescita dimensionale delle imprese industriali, alimentando un effetto strutturale contrario allo sviluppo del sistema produttivo.
Il tema ha peraltro una chiara rilevanza nazionale. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato per domani, martedì 17 marzo alle 10.30 a Palazzo Piacentini, il Tavolo nazionale dedicato alle PMI, al quale parteciperà anche Confapi insieme alle principali associazioni rappresentative. Secondo il Mimit, il confronto riguarderà l’impatto dell’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente sul sistema produttivo, gli effetti sui mercati energetici, le politiche europee per le PMI, con focus su 28° regime, Atto per l’accelerazione industriale, semplificazione, completamento del mercato interno e Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, oltre all’attuazione della Legge annuale sulle PMI.
«È un passaggio importante - conclude Cordua -, perché significa che il confronto sulle PMI e sugli equilibri del sistema produttivo è aperto anche a livello nazionale. La Lombardia può dare un contributo utile e concreto, ma dentro un quadro ordinato, chiaro e coerente. Sostenere l’artigianato è giusto. Confondere l’artigianato con l’area più ampia delle PMI sarebbe invece un errore di impostazione».



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