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GUERRA IN UCRAINA: LE IMPRESE LOMBARDE DI CONFAPI ESPRIMONO FORTI TIMORI. NEL 2022 POSSIBILI BLOCCHI PRODUTTIVI

– Il conflitto armato in Ucraina getta ombre scure anche sulle prospettive 2022 per mercati e operatività delle imprese lombarde aderenti a Confapindustria Lombardia.
L’indagine condotta dal Centro Studi della territoriale regionale del sistema Confapi su un campione di industrie associate, infatti, evidenzia motivi di allarme.
In prima battuta sono gli scambi commerciali ad agitare gli imprenditori coinvolti, i numeri descrivono chiaramente come i due paesi rappresentino riferimenti rilevanti per il sistema produttivo regionale. Mosca è un partner commerciale di rilievo per le nostre aziende: quasi tre intervistati su dieci, infatti, vedono nella Russia un mercato di sbocco delle proprie merci e il 5% vi si approvvigiona. L’8%, inoltre, conta sull’azione di agenti in loco. Sebbene con percentuali più ridotte, anche con l’Ucraina il canale commerciale è attivo: il 14% degli imprenditori nel sondaggio vi esporta, mentre il 5% importa prodotti da Kiev.
Sono fortissimi i timori di ulteriori rincari della componente energetica: l’83% delle intervistate, infatti, registra livelli di allarme, ritenendo pertanto molto plausibile che le quotazioni, già ai massimi da mesi, possano vedere la curva crescere ulteriormente.
Costi di produzione in aumento che si potrebbero combinare con un peggioramento delle criticità legate alla consegna di materiali e nei ritardi di forniture sia sul mercato interno che estero. Consegne all’estero a rischio elevato per il 60% degli intervistati e forniture provenienti da fuori dai confini nazionali con ritardi gravi per il 65% del campione.
I due fattori, combinati, fanno salire l’allarme di blocchi della produzione per cinque imprese su dieci.
L’indagine analizza anche l’opinione rispetto alle sanzioni imposte alla Russia: più di quattro intervistati su dieci le ritengono adeguate e si attendono ripercussioni sulle loro attività, il 13% confida di non avvertire contraccolpi, il 24% auspicherebbe un inasprimento di tali misure ai danni di Mosca. Il residuo 21%, invece, esprime una posizione opposta: vorrebbe per l’Italia un atteggiamento neutrale nei confronti dei soggetti coinvolti nel conflitto.

Luigi Sabadini, presidente di Confapindustria Lombardia, commenta questi dati: “Quello che sta accadendo è una tragedia in primis sotto il profilo umano, stiamo assistendo a una guerra sull’uscio di casa con migliaia di profughi che scappano da bombe e missili. In seconda battuta questo conflitto genera conseguenze economiche che purtroppo travolgono anche le nostre imprese lombarde. Soprattutto per quanto riguarda la criticità energetica che rischia di diventare insostenibile e insopportabile. Le nostre aziende sono a maggioranza del settore metalmeccanico, abbiamo bisogno di acciaio, alluminio, zinco… I prezzi di queste materie prime sono ormai alle stelle e c’è il forte rischio di essere costretti a fermare la produzione a breve e di non riuscire nemmeno a fare i listini non avendo più alcun riferimento per i prezzi. Inoltre, questa guerra può portare anche alla sospensione dell’erogazione del gas, è una spada di Damocle che abbiamo sul collo e con cui spero non dovremo fare i conti. Speriamo che si torni a una situazione di pace il prima possibile, anche se a livello economico i rapporti commerciali soprattutto con la Russia sono compromessi e ci vorranno mesi se non anni per recuperarli”.

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