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Confapi interroga il ministro Poletti

a cura di Simone Rasetti

Confapi ha chiesto al ministro del Lavoro Giuliano Poletti durante la sua visita a Varese risposte concrete a sostegno del lavoro e del fare impresa. Al Tavolo Competitività e Sviluppo a rappresentare l’associazione erano seduti il presidente Franco Colombo e Marco Colombo di Unionalimentari Confapi Varese. Questa la sintesi proposta al rappresentante del governo nazionale.

Confapi condivide le intenzioni del Governo e intende, anzitutto, sottolineare l’opportunità di tale decreto, quale strumento per attivare leve atte a stimolare il rafforzamento della competitività, la ripresa della domanda e, soprattutto, la spinta al dinamismo imprenditoriale. Cconfapi auspica che tutte le misure da tempo invocate vadano nella giusta direzione della semplificazione e della sburocratizzazione per favorire l’accesso al mondo del lavoro e contribuire al rilancio dell’occupazione e del sistema economico produttivo del nostro Paese. Il contributo che Confapi vuole fornire, dato il ruolo e la natura stessa della Confederazione, è necessariamente incentrato su quegli aspetti riguardanti più direttamente la vita della piccola e media industria privata che specificatamente si rappresenta.

Lo scenario: tendenze del mercato del lavoro

Dal 2008 ad oggi in Europa gli occupati sono diminuiti di circa 5 milioni. La flessione ha interessato la gran parte dei Paesi membri, con alcune eccezioni di rilievo. In Germania l’occupazione, dopo aver registrato una battuta di arresto nel 2009, è tornata ad aumentare a partire dal 2010, come riflesso della ripresa dell’economia. Andamenti simili si riscontrano anche in altri Paesi quali il Regno Unito, l’ Austria e il Belgio con dinamiche meno accentuate. L’Italia si trova nel gruppo di Paesi che alla fine dei quattro anni mostrano un saldo negativo. Il mercato del lavoro è stato condizionato dall’evoluzione del quadro economico generale. La domanda di lavoro ha continuato a ristagnare nella maggior parte dei settori produttivi. L’ingresso di nuovi lavoratori nell’area dell’occupazione è poi frenato dal ridimensionamento della naturale evoluzione della domanda sostitutiva di lavoro, data la tendenza a rinviare l’uscita per pensionamento, anche per effetto delle riforme varate negli anni scorsi. I giovani restano così ai margini del mercato del lavoro, non trovando spazi per un ingresso. In alcuni casi restano nello stato di disoccupato, in altri casi rinunciano alla ricerca di nuove opportunità per scoraggiamento. Sta anche aumentando rapidamente il numero di quanti decidono di emigrare all’estero, soprattutto fra i più scolarizzati che, oltre alle diverse chances occupazionali, avvertono l’attrazione di gap salariali ampi. Una struttura occupazionale che invecchia ha anche effetti deleteri sull’evoluzione della produttività. Frena il cambiamento tecnologico, l’innovazione, e si riflette in maniera sfavorevole sulla posizione competitiva delle imprese. Sta aumentando la parte della popolazione che sperimenta condizioni di povertà. Se tradizionalmente le difficoltà erano associate prevalentemente allo stato di disoccupato, adesso anche fra gli occupati sono frequenti i casi di privazione materiale derivanti da condizioni di sottoccupazione o di precarietà del lavoro. Il rischio di essere un working poor è cresciuto durante la crisi soprattutto per alcune categorie di lavoratori (i meno qualificati, con bassi livelli di istruzione e occupati in settori a bassi salari); tuttavia anche quei gruppi che tradizionalmente ne erano esenti (lavoratori autonomi con dipendenti e i più istruiti) sono stati investiti dal generale impoverimento. Anche il rischio di povertà di nuclei familiari con alcuni membri che lavorano (la cosiddetta in-work poverty) è aumentato con la crisi. In particolare, ad essere maggiormente esposti al rischio di povertà sono quelle famiglie in cui il lavoratore a bassa remunerazione è il principale se non addirittura l’unico percettore di reddito. Se il settore manifatturiero è caratterizzato, nel suo complesso, da evidenti segnali di inversione ciclica, anche in termini di domanda di lavoro, il resto del sistema economico mostra ancora andamenti negativi, che si riflettono sulle dinamiche occupazionali aggregate. Con riferimento all’indagine ISTAT sul clima di fiducia delle imprese – che ha mostrato nel tempo una buona aderenza con le tendenze reali dell’occupazione – nei primi mesi dell’anno emergono indicazioni discordanti nelle aspettative di breve termine sull’occupazione nel tessuto imprenditoriale. E’ possibile quindi affermare che alla luce dei dati diffusi dall’ISTAT e dal Ministero del Lavoro sulle tendenze dell’occupazione, le prospettive delle imprese appaiono ancora incerte: dopo i segnali di ripresa dei mesi autunnali, l’ultimo dato evidenzia ancora il prevalere di scenari pessimistici. Troppe sono ancora le imprese italiane del settore che soffrono di deficit strutturali di competitività: ridotta dimensione media, inefficaci strumenti di accesso al capitale d’investimento, non adeguata propensione all’innovazione, governance e competenze manageriali. A tutto ciò si somma un ambiente istituzionale non adeguato a sostenere la competitività delle imprese stante l’incapacità di affrontare e risolvere alcuni nodi ormai storici della produttività italiana, quali ad esempio dotazioni infrastrutturali inadeguate, costi energetici sensibilmente superiori ai competitor internazionali, elevata pressione fiscale, eccesso di oneri burocratici

Considerazioni generali

L’Italia ha bisogno di vere misure di stimolo: la detassazione degli stipendi dei lavoratori porterà ad una maggiore propensione all’acquisto da parte dei consumatori e, se accompagnata da una detassazione per le imprese favorirà una ripresa più veloce, da un lato alleviando le ulteriori misure recessive attuate dal Governo con l’aumento dell’IVA, con l’aumento delle imposte locali sui servizi indivisibili e con il pagamento di maggiori acconti Ires ed Irap; dall’altro consentendo alle imprese di aumentare gli investimenti, con effetti positivi sull’economia e sull’occupazione. Tali misure avvierebbero un circolo virtuoso che nel breve/medio termine porterebbe nuovo ossigeno alla nostra economia oltre che a maggiori entrate nelle casse dello Stato, lasciando alle spalle i duri anni passati all’insegna della recessione. Ribadiamo che tale risultato potrà essere conseguito solo tramite una politica di interventi orientati a prendere in considerazione le realtà dimensionali delle piccole e medie imprese che ad oggi costituiscono il 95% delle realtà economiche del nostro paese. CONFAPI ritiene che per un rilancio dell’intero sistema produttivo è necessario inoltre accompagnare le politiche di sostegno all’occupazione con strumenti di carattere sociale integrati fra di loro e volti a sostenere con politiche passive e politiche attive nel mercato del lavoro il livello occupazionale e il reddito dei lavoratori. Si tratta di semplificare gli strumenti e le procedure vigenti sia in ordine alle politiche passive sia in ordine alle politiche attive nel mercato del lavoro. In particolare, si tratta di realizzare una vigorosa integrazione dei diversi strumenti disponibili coinvolgendo in concreto l’attività degli strumenti bilaterali messi in campo dalle Parti Sociali per assolvere ai problemi legati alla formazione, salute e sicurezza, previdenza integrativa, sanità integrativa, sostegno al reddito ecc..

Si rende necessario, pertanto, un ruolo particolarmente attivo delle Parti Sociali mediante la valorizzazione dell’attività degli strumenti bilaterali. In una società complessa come la nostra, la solidarietà e la socializzazione dei problemi può trovare una adeguata e consapevole considerazione se si attuano percorsi virtuosi in grado di sostenere una integrazione fra provvedimenti pubblici, ineludibili, e interventi privati riconducibili sostanzialmente all’attività degli strumenti bilaterali frutto della contrattazione fra le Parti. CONFAPI ribadisce l’importanza di operare nell’ottica della semplificazione e della sburocratizzazione per favorire l’accesso al mondo del lavoro, ma sottolinea che il rilancio dell’occupazione non avviene certamente solo per legge, ed indeterminato deve essere il lavoro e non il posto. Una ripresa sostanziale e duratura della crescita dell’economia italiana, attraverso la valorizzazione del ruolo fondamentale svolto dalle piccole e medie imprese, costituisce il necessario presupposto per il progressivo riassorbimento della disoccupazione, per offrire concrete prospettive occupazionali e accrescere la produttività del lavoro. In tal senso è necessario dare attuazione in tempi stretti a interventi incisivi in un quadro complessivo e organico ben strutturato, tale da assicurare all’economia del nostro Paese di tornare ad essere competitiva ed apprezzata sui mercati internazionali.

Questioni più rilevanti a livello locale

  • MALPENSA, che dopo il Decreto Lupi è a rischio azzeramento e che vede messi a rischio non solo i posti di lavoro dei dipendenti, ma anche il futuro di un intero territorio che allo scalo ha creato ormai un notevole indotto.
  • SVIZZERA, RISTORNI E I FRONTALIERI, si auspica a breve, la ripresa del dialogo sulla Convenzione di doppia imposizione fiscale tra Italia e Svizzera, la rimozione dalla black list e l’eventuale rinegoziazione dell’ accordo, non dimenticando la questione dei ristorni attualmente bloccati e che comunque sono fonte, per i Comuni di confine, di finanziamento fondamentale. Senza dimenticare i frontalieri sono un’importante categoria di lavoratori che è nostro dovere difendere.
  • CERTEZZA DEI FINANZIAMENTI DELLE OPERE PUBBLICHE (es.: PEDEMONTANA), pur sapendo che non ci stiamo occupando di infrastrutture, non possiamo dimenticare la necessità di sempre maggiori certezze sui finanziamenti delle opere pubbliche che toccano sia il nostro territorio, che le nostre imprese, che i loro lavoratori.

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